Caro Topo
Quando sei nato avevo tante idee in testa e una gran parte
di queste sono state cancellate, ribaltate, sostituite, modificate. Questa è
una delle tante cose di cui ti ringrazio, ma non è questo il punto.
Uno di questi pensieri si riferiva ad una frase che spesso
si sente dalle mamme di bimbi grandi o dalle nonne: “era bello quand’erano
piccoli, non ce li siamo goduti abbastanza”.
Io ho deciso il giorno in cui sei nato che a me non sarebbe
successo, che io, diavolo, avrei goduto abbastanza e pure di più. Che io avrei
goduto tutto e tanto.
Allora ho chiesto di lavorare di meno, ho ridotto ai minimi
termini casa e pulito, ho creduto di scegliere una vita slow, senza troppa
socialità forzata o obbligata e tanti momenti per noi, di famiglia. Consapevole
che quegli anni di te piccolo sarebbero volati e non sarebbero più tornati.
Bene, già mi vien da piangere. Respirare.
Oggi compi 5 anni e io come milioni di altre fesse son qui
che penso che non so dove siano finiti questi anni e che, ehm, non me li sono,
evidentemente, goduti abbastanza altrimenti me li ricorderei.
Oggi faccio estrema fatica a ritrovare nel bambino che
disegna navi da crociera che si schiantano contro rocce (sic) cantando
Caparezza il neonato che ciucciava latte e sangue dal mio seno martoriato dalle
ragadi.
Non mi sembra proprio di vedere in quell’ometto che cerca di
capire come si scrivono tutte le parole che sente dire, il piccoletto goffo che
ha imparato così lesto a camminare.
Oggi, mentre canti a memoria tutta Maraja di Capossela,
spremo occhi e meningi per vedere il paffutone che parlava senza r e senza s e
non mi pare proprio di ritrovarlo. E maledico quel giorno in cui, in seguito ad
animato dibattito interno a me stessa fra il “non si correggono i bambini” e il
“oddio lo dovrò portare da un logopedista? Sarà mia responsabilità e mancanza
se non saprà parlare?”, ti dissi: “Topo: sssssssssssssscala” e tu imparasti
così semplicemente a dire la s e io rimasi lì, cornuta e mazziata.
Oggi mi aggrappo a pochi errori che ancora fai e giammai ti
correggerò perché se mi verranno a mancare anche “menticato” (dimenticato) “ciuccesso”
(successo) e “facete” (fate) allora sarò davvero perduta.
Adesso che racconti lunghe, intricate e incomprensibili
storie delle tue avventure di asilo mi chiedo se era a te che ho raccontato un
milione di volte la favola dei tre porcellini e se era con te che soffiavamo
sempre fortissimo, più forte, ancora più forte sulla casa di paglia e su quella
di legno.
Adesso che le tue storie sono sempre farcite di passaggi
palesemente inventati, adesso che quando racconti di te ti piace raccontarti
come vorresti essere e come forse non sarai mai (“e poi io ho detto alla
maestra questo quello e quell’altro” peccato che so bene che alla maestra
ancora non hai mai rivolto la parola) mi
chiedo se sei lo stesso delle MILLE FASI e quando diavolo è che sono finite…
ciascuna di esse (quando non dormivi la notte, quando non volevi il
biberon, quando non bevevi il latte, quando prima di dormire era
massaggio-peluche-etidevodireancoraunacosa, quando non mangiavi le cose molli, quando
avevi la dermatite, quando avevi paura di tante cose, quando ogni sera si
salutavano i personaggi delle fiabe in uno stretto preciso ordine …………………………………)
Non è, poi, umanamente possibile che fossi tu quello che a 2
anni e 5 mesi ha avuto una sorellina, perché a 2 anni e 5 mesi ci sembravi così
grande, ci sembrava di aver già sfangato e “fatto tutto” con te mentre oggi tua
sorella ha 2 e 7 mesi e ci sembra così piccola!
Adesso sentirvi chiacchierare è una delle mie attività
ricreative preferite. Sapessi quante volte mi nascondo dietro la porta, solo
per sentirti dire “Irene, io vado a fare la cacca, se mi butti giù la torre e
lo fai apposta io vengo qui e ti picchio. Se non lo fai apposta, va bhè”.
Oppure quando vi sedete in bagno insieme e le dici “Sai, Irene, quando tu non
eri ancora nata, che eri in cielo, io la cacca la facevo sempre da solo”.
Di certo non puoi essere tu quel bimbo, perché la cacca
quando non c’era lei, la facevi sempre con me! Ingrato.
Insomma Topo, è una bella fatica accettare che tu oggi
compia 5 anni. E “non ho goduto abbastanza” semplicemente perché è stato
troppo, troppo, troppo bello e non può sembrare mai abbastanza.
Ti devo ringraziare di tante cose, ma per ora me le tengo
per me. Forse quando sarai più grande. Forse.
Tu vai avanti veloce, amore mio, che stai andando bene,
benissimo.
Io mi sono presa ancora un anno, il tuo ultimo di asilo, per
accettarlo. Ho tempi lunghi. Ma questo non è un prolema tuo :-D
Corri topastro, corri!
Ti voglio bene
mamma










