12 marzo 2012

5


Caro Topo
Quando sei nato avevo tante idee in testa e una gran parte di queste sono state cancellate, ribaltate, sostituite, modificate. Questa è una delle tante cose di cui ti ringrazio, ma non è questo il punto.
Uno di questi pensieri si riferiva ad una frase che spesso si sente dalle mamme di bimbi grandi o dalle nonne: “era bello quand’erano piccoli, non ce li siamo goduti abbastanza”.
Io ho deciso il giorno in cui sei nato che a me non sarebbe successo, che io, diavolo, avrei goduto abbastanza e pure di più. Che io avrei goduto tutto e tanto.
Allora ho chiesto di lavorare di meno, ho ridotto ai minimi termini casa e pulito, ho creduto di scegliere una vita slow, senza troppa socialità forzata o obbligata e tanti momenti per noi, di famiglia. Consapevole che quegli anni di te piccolo sarebbero volati e non sarebbero più tornati.
Bene, già mi vien da piangere. Respirare.
Oggi compi 5 anni e io come milioni di altre fesse son qui che penso che non so dove siano finiti questi anni e che, ehm, non me li sono, evidentemente, goduti abbastanza altrimenti me li ricorderei.
Oggi faccio estrema fatica a ritrovare nel bambino che disegna navi da crociera che si schiantano contro rocce (sic) cantando Caparezza il neonato che ciucciava latte e sangue dal mio seno martoriato dalle ragadi.
Non mi sembra proprio di vedere in quell’ometto che cerca di capire come si scrivono tutte le parole che sente dire, il piccoletto goffo che ha imparato così lesto a camminare.
Oggi, mentre canti a memoria tutta Maraja di Capossela, spremo occhi e meningi per vedere il paffutone che parlava senza r e senza s e non mi pare proprio di ritrovarlo. E maledico quel giorno in cui, in seguito ad animato dibattito interno a me stessa fra il “non si correggono i bambini” e il “oddio lo dovrò portare da un logopedista? Sarà mia responsabilità e mancanza se non saprà parlare?”, ti dissi: “Topo: sssssssssssssscala” e tu imparasti così semplicemente a dire la s e io rimasi lì, cornuta e mazziata.
Oggi mi aggrappo a pochi errori che ancora fai e giammai ti correggerò perché se mi verranno a mancare anche “menticato” (dimenticato) “ciuccesso” (successo) e “facete” (fate) allora sarò davvero perduta.
Adesso che racconti lunghe, intricate e incomprensibili storie delle tue avventure di asilo mi chiedo se era a te che ho raccontato un milione di volte la favola dei tre porcellini e se era con te che soffiavamo sempre fortissimo, più forte, ancora più forte sulla casa di paglia e su quella di legno.
Adesso che le tue storie sono sempre farcite di passaggi palesemente inventati, adesso che quando racconti di te ti piace raccontarti come vorresti essere e come forse non sarai mai (“e poi io ho detto alla maestra questo quello e quell’altro” peccato che so bene che alla maestra ancora non hai mai rivolto la parola)  mi chiedo se sei lo stesso delle MILLE FASI e quando diavolo è che sono finite… ciascuna di esse (quando non dormivi la notte, quando non volevi il biberon, quando non bevevi il latte, quando prima di dormire era massaggio-peluche-etidevodireancoraunacosa, quando non mangiavi le cose molli, quando avevi la dermatite, quando avevi paura di tante cose, quando ogni sera si salutavano i personaggi delle fiabe in uno stretto preciso ordine …………………………………)
Non è, poi, umanamente possibile che fossi tu quello che a 2 anni e 5 mesi ha avuto una sorellina, perché a 2 anni e 5 mesi ci sembravi così grande, ci sembrava di aver già sfangato e “fatto tutto” con te mentre oggi tua sorella ha 2 e 7 mesi e ci sembra così piccola!
Adesso sentirvi chiacchierare è una delle mie attività ricreative preferite. Sapessi quante volte mi nascondo dietro la porta, solo per sentirti dire “Irene, io vado a fare la cacca, se mi butti giù la torre e lo fai apposta io vengo qui e ti picchio. Se non lo fai apposta, va bhè”. Oppure quando vi sedete in bagno insieme e le dici “Sai, Irene, quando tu non eri ancora nata, che eri in cielo, io la cacca la facevo sempre da solo”.
Di certo non puoi essere tu quel bimbo, perché la cacca quando non c’era lei, la facevi sempre con me! Ingrato.
Insomma Topo, è una bella fatica accettare che tu oggi compia 5 anni. E “non ho goduto abbastanza” semplicemente perché è stato troppo, troppo, troppo bello e non può sembrare mai abbastanza.
Ti devo ringraziare di tante cose, ma per ora me le tengo per me. Forse quando sarai più grande. Forse.
Tu vai avanti veloce, amore mio, che stai andando bene, benissimo.
Io mi sono presa ancora un anno, il tuo ultimo di asilo, per accettarlo. Ho tempi lunghi. Ma questo non è un prolema tuo :-D
Corri topastro, corri!
Ti voglio bene
mamma

26 febbraio 2012

Cignola

Una delle mille telefonate finte della giornata

Irene: "Cignola! Cignola!"
My: "Non ti risponde?"
Irene: "NO. Come ci chiama?"
My: "Chi?"
Irene:"La cignola!"
My: "La signora? ma quale signora è? non lo so come si chiama"
Irene: "...
...
...
...
...
chella fetta di limone!"




Se qualcuno sapesse il nome di battesimo della signora della canzone di cui sopra..........

05 settembre 2011

Pensieri, anestesie e prrrrrr

Ullalà che grandi novità ci offre blogger.
Addirittura potremmo evitare di fare i tripli carpiati tagliando e incollando bozze per far uscire un post nella data in cui ci serve, tanto per dirne una.
Notevole.
Peccato che non bloggo più, sarebbe stato carino con tutto sto ben di dio.
Ma non era a questo che pensavo...

***

Non è più così male stare a casa da sola con le creature, quando il marito è in trasferta di lavoro.
Un anno fa era un incubo.
Ora a tratti è pure carino. Averli tutti per me senza dover sempre competere con il mr perfettino dei padri. Che gioca meglio, lava meglio, prepara meglio.
Che io sono un po' cazzona, si sa.
Epperò quando lui non c'è vado bene pure io, anche se quando lavo i denti non taglio le unghie, quando taglio le unghie non passo le orecchie. Che non so quale cremina o pomatina dare per i vari bu-bu perchè io cremine e pomatine non ne uso, e non ho nemmeno i bu-bu se è per quello.
Che non ho sempre una storia nuova da raccontare, però so spaziare da un vecchio Gazzè a un vecchissimo Ligabue e balliamo sul mondo ed è tanta roba.
Che con i lego faccio dei parallelepipedi fantastici e se per una sera non ci sono astronavi, ferrovie, velieri e quant'altro va bene uguale.
"Piuttosto che niente meglio piuttosto" si dice qui.

***

Però poi son stanca che cado e penso che se fossi separata e me li dovessi puppare da sola tutti i giorni sicuramente sarei alcolizzata.

***

L'altro giorno gli esami preoperatori per Il Topo son stati un'esperienza che vi consiglio.

Te lo trascini in ospedale per le 8 digiuno (dubitavo di riuscirci, ma mai dire mai) per sentirti dire (al 3° piano dell'ala nuova di destra) che l'elettrocardiogramma è un proforma (e sticazzi), salire al secondo piano dell'ala vecchia a destra per il prelievo, consolare lacrime, pisciare nel bicchiere, ricevere la brioscina kinder che si spiaccicherà sul fondo della tua borsa (mio figlio non mangia brioscine kinder). Per attendere un'ora e un quarto al secondo piano dell'ala nuova di sinistra "lo scazzato di turno" che ti liquida con 13 parole nette (è record) e ti rimpalla all'anestesista (piano terra dell'ala vecchia, a sinistra). Per sentirti dire dall'anestesista che manca un valore degli esami del sangue e ti rimpalla al secondo piano dell'ala nuova di sinistra dove dicono che sì, in effetti manca, ma questo è un bambino e il prelievo loro non lo fanno ad un bambino e ti rimbalzano in pediatria al secondo piano dell'ala vecchia a destra (non prima di aver ipotizzato di "tornare lunedì" (col cazzo, visto che quanto qui esposto è già avvenuto in 2 (DUE) mattine diverse) dove consolerai lacrime, piscerai nel bicchiere (non tu), riceverai la seconda brioscina kinder che si spiaccicherà sul fondo della borsa perchè intanto tuo figlio non avrà iniziato ancora ad apprezzare il dorato mondo delle brioscine kinder.

Ma non è a questo che pensavo.
Ve l'ho detto che l'anestesista mi ha chiesto: "I denti sono tutti suoi?" riferita al Topo ovviamente.

Embhè.

***

Non ho ancora deciso se farmi dare un calmante, in occasione di questo intervento.
Perchè, dunque, io calmanti li ho presi poche volte.
Dieci anni fa, in occasione della mia stracitata depressione e crisi d'identità, il mio già famoso psicologo mi consigliò di prender qualcosa per dormire, visto che di notte vivevo una vita parallela che mi affaticava assai (vi ho mai raccontato di quel sogno, fatto all'epoca, in cui io ero incinta e tutti i miei ex fidanzati mi toccavano le spalle poi giravano il dito come in quel gioco del cazzo e dicevano "non sono stato io" "non sono stato io" "non sono stato io", carino no? peccato mi ricordo solo più questo).
E comunque mi stupì come mi disse "ma sì prendi qualcosa che hai in casa (????) ne prendi metà prima di dormire e via".
Vivevo ancora con i miei e infatti indagai e qualcosa avevamo in casa, pensa te.
Fosse ora non avrei niente. Il prezzo della serenità.
E mi sparavo delle dormite senza sogni di 10 ore e mi svegliavo bella, riposata e fresca come una rosa, pronta per un'altra bella giornata di depressione e paranoia.

L'altra volta in cui presi un calmante fu quando feci la mia prima e unica traversata oceanica in aereo. Come già detto io sono terrorizzata dagli aerei (ma anche da molto meno). Mi presi una bella pasticchina, mi addormentai a Roma e mi svegliai a Buenos Aires.
Peccato che poi in un mese furno 342 i voli interni tipo di mezz'oretta su vecchie carcasse e che se per ciascuno avessi preso una pasticca sarei stata almeno altrettanto tempo in clinica al ritorno.
E quindi non la presi più.
Anzi no. La presi per "la strada della morte" (oh, si chiama proprio così) che da La Paz scende in foresta e ritorno. Ma nemmeno la pasticca potè tranquillizzarmi, il nome non è campato in aria.

Insomma mi sa che non la devo pigliare per l'intervento del Topo, che dopo 40 minuti devo già essere bella e reattiva per calmare, consolare, somministrare et similia.

***

Il Topo racconta storie in cui i tempi dei verbi sembrano i miei di questo post.
Prima raccontava di un "drago che venè" (venne, andò,  chissà) e mi ha detto che Irene ha "fatto morta" (=ucciso) una formica.
Chiede di mangiare il panettone, chiede se il panettone è un animale, chiede perchè si muore, com'è essere morti, perchè i piloti non vogliono lavorare proprio quando suo papà deve tornare dalla trasferta (=sciopero), perchè sono arrabbiati (i piloti) e cosa vogliono.
Lui, fondamentalmente, chiede.

La pediatra mi ha chiesto se Irene si fa capire, parlotta. Non so perchè mi son trattenuta dal raccontarle di quando ha fatto una puzzetta e le ho chiesto: "cos'è stato?" e lei mi ha risposto:

"Gadda, mamma, eia cuggì: PRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR"

***

uuuu che lungo questo post, chi è arrivato al fondo dica YEP!




17 agosto 2011

"Falle una foto..."

"Falle una foto....dovrà sapere un giorno che era così"

Cara Irene,
il tuo papà un giorno mi ha detto questa piccola frase. Mi è rimasta in mente, perchè mi sembra racchiuda bene molti dei nostri pensieri che riguardano te.
Lo stupore per come sei, la voglia di fermare il tempo e la speranza che tu sia sempre così.

Non saranno queste foto e tantomeno le mie parole a ricordarti che sei un sole per noi, che sei pura gioia, una dolcezza infinita. Che sei simpatica. E non perchè hai due anni: sei simpatica perchè fai le battute con quelle 10 parole che sai, fai le smorfie e poi batti le mani e dici "Ah, che lidele!!".
Sei passione pura, sei esagerata.

Cara Tata, oggi compi due anni e io ho capito solo una cosa: quando abbiamo voluto che nascessi cercavamo un altro figlio, volevamo un fratelsorellino per il Topo, volevamo essere in quattro.
Tutto questo mi fa sorridere oggi, come si sorride della stupidità dei tempi in cui tante cose non si sapevano.

Non so più se abbiamo avuto quel che volevamo
so per certo che abbiamo avuto molto di più.


TE.
Buon compleanno Tata,
Ti voglio bene
mamma







10 agosto 2011

La vera svolta

La prova provata che sia una vacanza molto fica è la seguente: io e mio marito giochiamo a racchettoni in spiaggia.
Ora se non avete figli avete detto: "mbè?". Buon per voi.
Se li avete grandi sospirate al ricordo, c'è stato un momento così anche per voi.
Se li avete piccoli ci invidiate da bestia: è qui che vi voglio: c'è la luce in fondo al tunnel, oh yeah.
L'unico neo è che il software di mio marito ha un'altra anomalia (oltre al dire che tutti i romani somigliano a Mastandrea): l'agonismo.

Da giorni mi chiedeva di giocare, ma io per il 70% del tempo ho gli occhi persi verso il mare, per il 10% la testa fissa in un libro, e per il restante 20% sono impegnata a dar la mano a irene, affinchè ella possa farmi i grattini (con la destra) e ciucciarsi il dito pollice (sinistro) (attività quest'ultima che oltre ad occuparmi il 20% del mio tempo di veglia occupa altresì un buon 30% della mia notte, sgrunt).

E comunque l'ho schifato.


Poi oggi ho accettato e son bastate poche racchettate per capire che era avvenuta la metamorfosi: lui deve vincere. Dovesse anche abbattermi fisicamente.
Ha iniziato a lanciare siluri infuocati, missili aria terra con il solo obiettivo di gambizzarmi, mutilarmi e mettermi fuori gioco.
Sembrava i Barbapapà quando sparano palle di plastica infuocata contro le ruspe per difendere la loro casa, avete presente no?

Quando una di queste palle è esplosa alle mie spalle ed ha mancato un nano altrui per 2 cm ho deciso di intervenire.
Già mi immaginavo in un'aula di tribunale a invocare l'infermità mentale per salvarlo dalla condanna per omicidio colposo di minore con l'aggravante della vicinanza d'ombrellone.


Amore santo, non giochiamo contro - gli ho detto - giochiamo INSIEME, siamo una squadra.
Non siamo uno contro l'altro, ma camminiamo insieme verso l'obiettivo comune di non far cadere la palla.

'azz, la metafora della vita.


Dopo un'ora non abbiamo mai superato il record (ehm) di 20 passaggi consecutivi.

Ma abbiamo ancora tempo.

Fin che morte non ci separi!?!?!